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Messaggio Da Tiger il Mar Gen 13, 2015 7:25 pm

Messaggio da cliat » 23 apr 2009, 15:06

Scopo di queste poche righe è quello di fare un breve excursus sugli ormoni vegetali (soprattutto quelli ad azione inibitoria), con riguardo particolare all’etilene, alle sue caratteristiche ed ai suoi effetti sulla crescita dei vegetali e dei nostri bonsai.
Interessante sarà notare come alcuni degli effetti dovuti ad una sua presenza in dosi più alte del normale, che in fase vegetativa in agricoltura sono poco auspicabili, possano in realtà interessare il bonsaista amatore o professionista per la valorizzazione delle proprie piante.
L’interesse del bonsaista per questa branca della biochimica nasce dal fatto che, conoscere maggiormente il funzionamento fisiologico dei vegetali e come gli ormoni ne regolano la crescita, può far sviluppare e affinare nuove tecniche o far comprendere maggiormente tecniche già consolidate nonché fenomeni naturali che si ripercuotono anche sui nostri bonsai.

Gli ormoni vegetali che agiscono da fitoregolatori possono essere suddivisi in 5 classi principali: Auxine, Gibberelline, Citochinine, Acido Abscissico ed Etilene.
Gli ormoni facenti parte delle prime tre classi si possono classificare come ormoni ad effetto “stimolante” o “accrescitivo”, gli ultimi due ormoni possono essere invece classificati come “ormoni inibitori” proprio per la loro azione inibitoria sulla pianta.

Un breve elenco degli effetti fisiologici delle cinque classi di ormoni di cui sopra.

AUXINE - Il nome deriva dalla parola greca “auxein” che significa “crescita”. L’auxina esercita principalmente un effetto di accrescimento sulla struttura vegetale ed in particolar modo apporta:
• Effetto di distensione dovuto ad un aumento dell’estensibilità della parete cellulare nei giovani fusti in via di sviluppo
• Regolazione della dominanza apicale (inibizione delle germinazioni nelle gemme laterali sottostanti l’apice a favore dell’apice)
• Ritardo nella caduta di foglie e frutti (abscissione)
• Ruolo di regolazione dello sviluppo della pianta a fronte di stimoli esogeni come luce e gravità: presiede al tropismo delle piante facendole direzionare verso l’alto e/o verso la luce alla ricerca del massimo sviluppo.
GIBBERELLINE – Contribuiscono principalmente all’allungamento del fusto e della ramificazione
CITOCHININA – La loro funzione agisce su
• Regolazione della dominanza apicale, con un effetto di contrasto, e quindi contrario, a quello delle auxine, portando ad una stimolazione dello sviluppo delle gemme laterali (nelle dicotiledoni)
• Senescenza, ritardandola.
ACIDO ABSCISSICO – Nonostante il suo nome possa richiamare il fenomeno dell’abscissione, e quindi in particolar modo la caduta autunnale delle foglie, ha in realtà un effetto maggiormente legato alla dormienza, legata questa alla stagionalità o a forti fenomeni di stress fisico. L’acido Abscissico:
• Porta alla dormienza delle gemme e dei semi.
• Contrasta l’effetto di accrescimento/distensione indotto dall’Auxina.
• Provoca la chiusura degli stomi delle foglie, giocando un ruolo importante nella riduzione della perdita dell’acqua (dovuta alla traspirazione) in condizioni di stress idrico.
• Ha un effetto sulla senescenza.

ETILENE –.Dedico una sezione a sé stante per l’ormone che è il principale oggetto di questo approfondimento.
Si tratta, a differenza dei precedenti ormoni, che si presentano in forma di soluzione, di un ormone in forma gassosa (classificato come ormone vegetale nel 1934 da Gayne). Questo ormone fu isolato agli inizi del XX secolo, dopo che era stato notato che alcuni alberi, che crescevano in prossimità di lampioni che funzionavano con etilene, presentavano tronco e rami più corti e spessi, con caduta delle foglie anticipata rispetto alla norma.
Già nel 1901 (Neljubow) fu dimostrato che l'etilene provoca nelle piante la cosiddetta Risposta tripla.
La Risposta tripla è così chiamata perché le variazioni indotte nell’accrescimento della pianta sono tre:
• Diminuito allungamento del fusto,
• accrescimento laterale aumentato con accrescimento del fusto (rigonfiamento) e
• il cosiddetto gravitropismo negativo (ripiegamento della parte apicale su sè stessa)

Seppur allo stato gassoso. ha quindi un effetto di fitoregolazione sui vegetali alla pari degli altri quattro ormoni sopra descritti.
Gli studi botanici e biochimici ci dicono che questo ormone:
• Presiede direttamente al fenomeno dell’abscissione. L'Acido abscissico, tramite la sua azione sulla senescenza, può indirettamente aumentare la formazione di etilene e stimolare l’abscissione stessa.
• In dosi molto alte determina la dormienza.
• Induce la maturazione dei frutti: tutti sanno, o almeno sentito dire, che mettendo delle mele (che producono etilene) in una cassa di kiwi, se ne aiuta la maturazione, mentre per l'identica ragione in una cassa di patate esse ne inibiranno la germogliazione.

E tra gli effetti che interessano maggiormente al bonsaista dobbiamo evidenziare….
• Inibisce l'allungamento del fusto come antagonista delle auxine a scapito di un suo ingrossamento, rispetto alle quali ha quindi un effetto contrario.
• Stimola le radici ad accrescersi in maniera orizzontale (diageotropismo)

Interessante è capire anche come e quando avvenga la produzione di Etilene.
Questo si forma, in assenza di un agente esterno alla pianta, soprattutto in tessuti maturi e senescenti, o in maggior parte in frutti in corso di maturazione.
Cosa che incuriosisce ancor di più è capire che si forma anche in presenza di un agente esterno. Risulta infatti che lo stress fisico e meccanico (inclusa la lesione dei tessuti) a cui è sottoposta la pianta provochi proprio un incremento della produzione di etilene.
Per stress fisico possiamo immaginarci una pianta in natura sottoposta ad esempio a venti continui a causa della sua vicinanza al mare o ad un versante montano. In questi casi la produzione di etilene sarebbe incrementata da tale fattore esogeno e la crescita della pianta ne risulterebbe alterata e diversa dal suo classico portamento di specie/varietà (habitus). Si tratta di piante che in natura, guarda caso, sono caratterizzate da una crescita più stentata ed un’altezza inferiore alla media.
Agli stress meccanici aggiungiamo lo stress idrico e lo stress derivante da temperature particolarmente basse: anche il gelo è un fattore esogeno tale da indurre nella pianta l’incremento di produzione di etilene. (chi è stato in Lapponia come il sottoscritto non può dimenticarsi dell’altezza quanto mai contenuta delle betulle locali sottoposte in inverno a vento e freddo notevoli).

Questo è quanto, brevemente, è di scientificamente provato. Veniamo adesso ad osservazioni e ad annotazioni che provengono dalla meno scientifica “arte bonsai”.

AVVOLGIMENTO – Il bonsaista effettua la scelta dell’avvolgimento essenzialmente per motivi di modellatura del bonsai: il suo obiettivo è quello di non far incrociare o sovrapporre rami, aprire la ramificazione a ventaglio e lasciar passare maggior quantità di luce possibile tra i rami.
Si usa il filo anche per conferire alla ramificazione un aspetto maggiormente naturale e tipico delle piante mature, direzionando le branche verso il basso, solitamente con portamento più inclinato verso il basso nelle conifere e più orizzontale nelle caducifoglie.
Ma il filo può essere usato anche come mezzo per apportare alla pianta quello stress meccanico e fisico necessario tale da indurla alla maggior produzione di etilene. La pianta, a seguito dell’avvolgimento, reagisce quindi alle lesioni e microfratture indotte dal filo, proprio con la produzione di etilene come per qualsiasi altro stress fisico.
Da evidenze empiriche sembra che una pianta sottoposta ad avvolgimento perda parte della sua vigoria e abbia una crescita maggiormente controllata: il risultato è quello di una crescita con internodi più corti, maggior ramificazione secondaria e terziaria ed uno sviluppo verde caratterizzato da foglie più piccole e miniaturizzate.
Sempre la maggior produzione di etilene sarebbe capace, combinata sempre con l’avvolgimento, ad un ispessimento del ramo cui si è applicato il filo.

Sempre in una pianta sottoposta a filatura la maggior produzione di etilene sarebbe capace di stimolare la ramificazione in quanto nel punto piegato sarebbe stimolato il risveglio delle gemme latenti interrompendone la dormienza.

Un ultimo effetto sarebbe quello di portare alla differenziazione delle gemme favorendo quindi la comparsa delle gemme da fiore e pertanto la successiva fioritura.

SPOSTAMENTO – Sempre nell’ambito della cosiddetta “tigmomorfogenesi” cui si è accennato sopra (la risposta delle piante agli stress meccanici), si possono ritrovare altre testimonianze di una risposta da parte dei bonsai alle sollecitazioni derivanti dal loro continuo spostamento dal giardino al capanno (per i nostri lavoretti) e da casa al club/mostre. Questo trattamento, se assiduo e continuativo, comporterebbe il rallentamento dello sviluppo e della vigoria della pianta rispetto alle piante non sottoposte a tali trattamenti, rallentamento dimostrato anche in laboratorio.
Mi viene da aggiungere, come riflessione personale, come questo effetto possa essere ancora maggiore in piante non ancora ben radicate e trapiantate da poco nelle quali uno spostamento comporterebbe un qualche movimento dell’apparato radicale all’interno del vaso.

STROFINAMENTO - L’azione di strofinamento con pollice e indice sui tessuti della pianta, se effettuato quotidianamente, può portare ad un minore allungamento dei tessuti e ad una maggiore e più veloce crescita in diametro del fusto. Probabilmente quest’azione continua determina uno scompenso ormonale ed un probabile aumento della produzione di etilene e quindi di riflesso una conseguente “risposta tripla”.

LESIONI DEL CAMBIO – Alla fine di questo breve elenco di “stress meccanici” viene da chiedersi se anche la tecnica delle lesioni del cambio, secondo la quale si praticano con un martelletto in gomma piccole lesioni al tachiagari alla ricerca di una crescita in larghezza e spessore del tronco, non sfrutti proprio l’aumento della produzione di etilene nella pianta e una conseguente riduzione della spinta in altezza a favore della crescita in larghezza.
Non ho trovato in merito alcuna fonte che possa avvalorare questa ipotesi e pertanto nel campo delle ipotesi rimane.
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Messaggio Da Tiger il Mar Gen 13, 2015 7:26 pm

Messaggio da boba74 » 28 apr 2009, 10:28

Inoltre, riguardo all'effetto opposto auxine-citochinie, ho trovato questo:
E' un articolo che parla di gestione degli alberi in ambiente urbano, ma secondo me potrebbe avere qualche analogia con i rinvasi bonsai.... Cool :

L’auxina impedisce lo sviluppo delle gemme ascellari, e quando un ramo riuscirà a
svilupparsi essa lo costringerà a distendersi in senso orizzontale.
Quindi si manifesta una crescita prevalente del tronco che dominerà le strutture laterali sottostanti. In pratica questo sistema è notevolmente sconvolto negli alberi
coltivati e trapiantati in vivaio e poi definitivamente messi a dimora in un sito urbano.
Infatti, in seguito ai trapianti, oltre al fenomeno di sintesi dell’auxina dall’apice
del fusto, si verifica anche la sintesi della citochinina, un’altra sostanza di crescita,
che viene prodotta dalle radici in fase di crescita dopo esser state recise.
Queste citochinine svolgono un effetto quasi opposto a quello dell’auxina: esse
provocano infatti il germogliare delle gemme ascellari, fanno sviluppare i polloni ed
hanno la tendenza a raddrizzare le ramificazioni orizzontali. A livello dell’apice del
tronco le citochinine costituiscono il motore della moltiplicazione cellulare e quindi
della crescita della parte aerea. Nel trapiantare un albero eliminerete una buona parte
dell’apparato radicale, quasi l’80 % nelle condizioni migliori, e ovviamente si lascerà
grande parte dei rami della chioma. La carenza radicale provocherà una carenza nella
crescita della parte aerea dell’albero, soprattutto del ramo apicale del tronco, che non
riuscirà più a sintetizzare una quantità sufficiente di auxina e non potrà più bloccare
o controllare lo sviluppo dei rami ascellari: a questo punto vi troverete ad avere un
raddrizzamento dei rami giovani, che sono già formati o che si formeranno dopo il
trapianto. Quindi gli alberi piantati in città non avranno più un’architettura naturale,
essendo stati modificati profondamente dai trapianti.
Quando l’albero ancora giovane continua invece il proprio sviluppo naturale, senza
trapianti, si arriva allo stadio 4, nel quale la dominanza apicale è sempre molto forte,
ma solo nella parte alta dei rami, mentre i rami orizzontali posti nella parte inferiore
della chioma sfuggono al suo controllo, rallentano la loro crescita e progressivamente
si seccano e si sfrondano, liberando naturalmente la base del tronco.
Negli alberi trapiantati, invece, questi rami hanno tratto vantaggio dai trapianti,
quindi della momentanea riduzione della dominanza apicale: anziché avere uno sviluppo
orizzontale, essi avranno uno sviluppo molto più verticale ed anziché essere
temporanei diverranno rami definitivi e saremo costretti a sfrondarli in modo artificiale.

Tratto da: PIERRE RAIMBAULT, La Gestione dell'albero in città - Atti del seminario VERBENA (Verde Bene Amministrato), Sanremo 15,16 novembre 1996.
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Messaggio Da Tiger il Mar Gen 13, 2015 7:30 pm

Messaggio da cliat » 7 mag 2009, 18:07

seconda versione, in rosso le parti aggiunte
da aggiungere e sistemare le foto

Scopo di queste poche righe è quello di fare un breve excursus sugli ormoni vegetali (soprattutto quelli ad azione inibitoria), con riguardo particolare all’etilene, alle sue caratteristiche ed ai suoi effetti sulla crescita dei vegetali e dei nostri bonsai.
Interessante sarà notare come alcuni degli effetti dovuti ad una sua presenza in dosi più alte del normale, che in fase vegetativa in agricoltura sono poco auspicabili, possano in realtà interessare il bonsaista amatore o professionista per la valorizzazione delle proprie piante.
L’interesse del bonsaista per questa branca della biochimica nasce dal fatto che, conoscere maggiormente il funzionamento fisiologico dei vegetali e come gli ormoni ne regolano la crescita, può far sviluppare e affinare nuove tecniche o far comprendere maggiormente tecniche già consolidate nonché fenomeni naturali che si ripercuotono anche sui nostri bonsai.

Gli ormoni vegetali che agiscono da fitoregolatori possono essere suddivisi in 5 classi principali: Auxine, Gibberelline, Citochinine, Acido Abscissico ed Etilene.
Gli ormoni facenti parte delle prime tre classi si possono classificare come ormoni ad effetto “stimolante” o “accrescitivo”, gli ultimi due ormoni possono essere invece classificati come “ormoni inibitori” proprio per la loro azione inibitoria sulla pianta.

Un breve elenco degli effetti fisiologici delle cinque classi di ormoni di cui sopra.

AUXINE - Il nome deriva dalla parola greca “auxein” che significa “crescita”. L’auxina esercita principalmente un effetto di accrescimento sulla struttura vegetale ed in particolar modo apporta:
• Effetto di distensione dovuto ad un aumento dell’estensibilità della parete cellulare nei giovani fusti in via di sviluppo
• Regolazione della dominanza apicale (inibizione delle germinazioni nelle gemme laterali sottostanti l’apice a favore dell’apice)
• Ritardo nella caduta di foglie e frutti (abscissione)
• Ruolo di regolazione dello sviluppo della pianta a fronte di stimoli esogeni come luce e gravità: presiede al tropismo delle piante facendole direzionare verso l’alto e/o verso la luce alla ricerca del massimo sviluppo.
GIBBERELLINE – Contribuiscono principalmente all’allungamento del fusto e della ramificazione
CITOCHININA – La loro funzione agisce su
• Regolazione della dominanza apicale, con un effetto di contrasto, e quindi contrario, a quello delle auxine, portando ad una stimolazione dello sviluppo delle gemme laterali (nelle dicotiledoni)
• Senescenza, ritardandola.
ACIDO ABSCISSICO – Nonostante il suo nome possa richiamare il fenomeno dell’abscissione, e quindi in particolar modo la caduta autunnale delle foglie, ha in realtà un effetto maggiormente legato alla dormienza, legata questa alla stagionalità o a forti fenomeni di stress fisico. L’acido Abscissico:
• Porta alla dormienza delle gemme e dei semi.
• Contrasta l’effetto di accrescimento/distensione indotto dall’Auxina.
• Provoca la chiusura degli stomi delle foglie, giocando un ruolo importante nella riduzione della perdita dell’acqua (dovuta alla traspirazione) in condizioni di stress idrico.
• Ha un effetto sulla senescenza.

ETILENE –.Dedico una sezione a sé stante per l’ormone che è il principale oggetto di questo approfondimento.
Si tratta, a differenza dei precedenti ormoni, che si presentano in forma di soluzione, di un ormone in forma gassosa (classificato come ormone vegetale nel 1934 da Gayne formula C2H4).

Ormoni vegetali e Etilene Awdll5
Figura 1
Questo ormone fu isolato agli inizi del XX secolo, dopo che era stato notato che alcuni alberi, che crescevano in prossimità di lampioni che funzionavano con etilene, presentavano tronco e rami più corti e spessi, con caduta delle foglie anticipata rispetto alla norma.
Già nel 1901 (Neljubow) fu dimostrato che l'etilene provoca nelle piante la cosiddetta Risposta tripla.
La Risposta tripla è così chiamata perché le variazioni indotte nell’accrescimento della pianta sono tre:
• Diminuito allungamento del fusto,
• accrescimento laterale aumentato con accrescimento del fusto (rigonfiamento) e
• il cosiddetto gravitropismo negativo (ripiegamento della parte apicale su sè stessa)

Seppur allo stato gassoso. ha quindi un effetto di fitoregolazione sui vegetali alla pari degli altri quattro ormoni sopra descritti.
Gli studi botanici e biochimici ci dicono che questo ormone:
• Presiede direttamente al fenomeno dell’abscissione. L'Acido abscissico, tramite la sua azione sulla senescenza, può indirettamente aumentare la formazione di etilene e stimolare l’abscissione stessa.
• In dosi molto alte determina la dormienza.
• Induce la maturazione dei frutti: tutti sanno, o almeno sentito dire, che mettendo delle mele (che producono etilene) in una cassa di kiwi, se ne aiuta la maturazione, mentre per l'identica ragione in una cassa di patate esse ne inibiranno la germogliazione.

E tra gli effetti che interessano maggiormente al bonsaista dobbiamo evidenziare….
• Inibisce l'allungamento del fusto come antagonista delle auxine a scapito di un suo ingrossamento, rispetto alle quali ha quindi un effetto contrario.
• Stimola le radici ad accrescersi in maniera orizzontale (diageotropismo)



Interessante è capire anche come e quando avvenga la produzione di Etilene.
Questo si forma, in assenza di un agente esterno alla pianta, soprattutto in tessuti maturi e senescenti, o in maggior parte in frutti in corso di maturazione.
Cosa che incuriosisce ancor di più è capire che si forma anche in presenza di un agente esterno.

STRESS ABIOTICO - Risulta infatti che lo stress fisico e meccanico (inclusa la lesione dei tessuti) a cui è sottoposta la pianta provochi proprio un incremento della produzione di etilene.
Per stress fisico possiamo immaginarci una pianta in natura sottoposta ad esempio a venti continui a causa della sua vicinanza al mare o ad un versante montano. In questi casi la produzione di etilene sarebbe incrementata da tale fattore esogeno e la crescita della pianta ne risulterebbe alterata e diversa dal suo classico portamento di specie/varietà (habitus). Si tratta di piante che in natura, guarda caso, sono caratterizzate da una crescita più stentata ed un’altezza inferiore alla media.
Agli stress meccanici aggiungiamo lo stress idrico e lo stress derivante da temperature particolarmente basse: anche il gelo è un fattore esogeno tale da indurre nella pianta l’incremento di produzione di etilene. (chi è stato in Lapponia come il sottoscritto non può dimenticarsi dell’altezza quanto mai contenuta delle betulle locali sottoposte in inverno a vento e freddo notevoli).

STRESS BIOTICO - Allo stress meccanico appena descritto (abiotico) va ad aggiungersi, secondo recenti studi, il cosiddetto stress biotico, cioè indotto da organismi viventi (patogeni, funghi, batteri) i cui attacchi indurrebbero al pianta ad un aumento della produzione di etilene. Secondo questi studi infatti l’etilene parteciperebbe alla formazione della resistenza sistemica da parte della pianta.
In questi casi quindi l’incremento della produzione di etilene può essere considerato una risposta che disporrebbe le piante verso uno stato generale di difesa.
LO stress biotico avrebbe anche una correlazione con il fenomeno dell’abscissione cui parteciperebbe l’etilene (si veda sopra).
Come già detto lo stimolo alla caduta delle foglie è indotto proprio dall'etilene all’approssimarsi dell’inverno.
Ma il fenomeno dell’abscissione può essere messo in atto anche a causa di attacchi di parassiti. I microorganismi patogeni e gli insetti che attaccano le foglie, provocano un’aumento della produzione di etilene nelle cellule aggredite. Questo provoca la caduta della foglia, liberando così la pianta dal parassita.

C’è infine un’affascinante teoria secondo la quale, l’etilene prodotto dallo stress biotico, sarebbe capace di “avvertire” le altre piante vicine del pericolo incombente e predisporle ad una risposta “preventiva”.
Da osservazioni su popolazioni di acacie africane si è notato che a seguito di un attacco da parte di un’antilope su una di esse, l’acacia aumenta la percentuale di tannino velenoso all’interno della sua linfa, ponendo così in essere una strategia di difesa rendendo quindi “non commestibile” i propri tessuti. Ma la sorpresa è venuta quando si è scoperto che anche le altre acacie intorno a quella attaccata, pur ancora non attaccate, avevano aumentato la presenza di tannino nella loro linfa.
Si è potuto stabilire che la prima acacia attaccata, aumentando l'emissione di etilene, avvisa le altre acacie vicine, scatenando in esse la produzione di tannino preventiva.

Questo è quanto, brevemente, è di scientificamente provato. Veniamo adesso ad osservazioni e ad annotazioni che provengono dalla meno scientifica “arte bonsai”.

AVVOLGIMENTO – Il bonsaista effettua la scelta dell’avvolgimento essenzialmente per motivi di modellatura del bonsai: il suo obiettivo è quello di non far incrociare o sovrapporre rami, aprire la ramificazione a ventaglio e lasciar passare maggior quantità di luce possibile tra i rami.
Si usa il filo anche per conferire alla ramificazione un aspetto maggiormente naturale e tipico delle piante mature, direzionando le branche verso il basso, solitamente con portamento più inclinato verso il basso nelle conifere e più orizzontale nelle caducifoglie.

Ormoni vegetali e Etilene 10csql0
Figura 2

Ma il filo può essere usato anche come mezzo per apportare alla pianta quello stress meccanico e fisico necessario tale da indurla alla maggior produzione di etilene. La pianta, a seguito dell’avvolgimento, reagisce quindi alle lesioni e microfratture indotte dal filo, proprio con la produzione di etilene come per qualsiasi altro stress fisico.
Da evidenze empiriche sembra che una pianta sottoposta ad avvolgimento perda parte della sua vigoria e abbia una crescita maggiormente controllata: il risultato è quello di una crescita con internodi più corti, maggior ramificazione secondaria e terziaria ed uno sviluppo verde caratterizzato da foglie più piccole e miniaturizzate.
Sempre la maggior produzione di etilene sarebbe capace, combinata sempre con l’avvolgimento, ad un ispessimento del ramo cui si è applicato il filo.

Sempre in una pianta sottoposta a filatura la maggior produzione di etilene sarebbe capace di stimolare la ramificazione in quanto nel punto piegato sarebbe stimolato il risveglio delle gemme latenti interrompendone la dormienza.

Un ultimo effetto sarebbe quello di portare alla differenziazione delle gemme favorendo quindi la comparsa delle gemme da fiore e pertanto la successiva fioritura.

SPOSTAMENTO – Sempre nell’ambito della cosiddetta “tigmomorfogenesi” cui si è accennato sopra (la risposta delle piante agli stress meccanici), si possono ritrovare altre testimonianze di una risposta da parte dei bonsai alle sollecitazioni derivanti dal loro continuo spostamento dal giardino al capanno (per i nostri lavoretti) e da casa al club/mostre. Questo trattamento, se assiduo e continuativo, comporterebbe il rallentamento dello sviluppo e della vigoria della pianta rispetto alle piante non sottoposte a tali trattamenti, rallentamento dimostrato anche in laboratorio.
Mi viene da aggiungere, come riflessione personale, come questo effetto possa essere ancora maggiore in piante non ancora ben radicate e trapiantate da poco nelle quali uno spostamento comporterebbe un qualche movimento dell’apparato radicale all’interno del vaso.

STROFINAMENTO - L’azione di strofinamento con pollice e indice sui tessuti della pianta, se effettuato quotidianamente, può portare ad un minore allungamento dei tessuti e ad una maggiore e più veloce crescita in diametro del fusto. Probabilmente quest’azione continua determina uno scompenso ormonale ed un probabile aumento della produzione di etilene e quindi di riflesso una conseguente “risposta tripla”.

LESIONI DEL CAMBIO – Alla fine di questo breve elenco di “stress meccanici” viene da chiedersi se anche la tecnica delle lesioni del cambio, secondo la quale si praticano con un martelletto in gomma piccole lesioni al tachiagari alla ricerca di una crescita in larghezza e spessore del tronco, non sfrutti proprio l’aumento della produzione di etilene nella pianta e una conseguente riduzione della spinta in altezza a favore della crescita in larghezza.
Non ho trovato in merito alcuna fonte che possa avvalorare questa ipotesi e pertanto nel campo delle ipotesi rimane.

Figura 1 Tratta da Wikipedia
Figura 2 Foto e pianta di Antonio Crivelli
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