Costruire un bonsai su roccia

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Costruire un bonsai su roccia

Messaggio Da Tiger il Ven Gen 16, 2015 9:11 pm

Messaggio da chiccox » 20 mar 2010, 12:27

Un piccolo articolo sui bosai su roccia...

PICCOLO EXCURSUS STORICO
Fin dagli albori dell'umanità le montagne erano considerate la residenza degli dei e dei saggi, è qundi ovvio che la loro presenza nell'arte bonsai sia ricca di significato, inizialmente le rocce cominciarono a far parte del bonsai come "vasi" e come parte integrante dei paesaggi (penjin) dove apparivano come elemento di arricchimento della composizione; dunque il bonsai su roccia nasce come evoluzione diretta dei penjin.
Le rocce nel bonsai oltre ad essere tutt'ora utilizzate in lastre come vasi possono essere incluse come parte della pianta, per arricchire la composizione o trasmettere particolari senzazioni, possono essere dunque utilizzate come parte integrante per andare ad rappresentare una montagna o parte di essa, tale utilizzo non solo aumenta le possibilità stilistiche e amplia il campo dell'apprezzamento estetico ma incrementa l'illusione di una realtà miniaturizzata.
In generale non è necessario rappresentare tutta la montagna ma è sufficiente rappresentarne una parte, come ad esempio una sporgenza sulla quale si trova la pianta che osserviamo mentre si sale.
Le connotazioni simboliche di una roccia e la loro bellezza intrinseca sono un'opera d'arte a sè stesse. In certi aspetti questo è il principio dell'esposizione dei sui-seki (acqua-pietra).

LE COMPOSIZIONI SU ROCCIA
Abbiamo detto che le composizioni su roccia sono di vario tipo.
Innanzi tutto dobbiamo considerare il tipo di prospettiva e paesaggio che intendiamo costruire, per fare ciò basterà scegliere il rapporto di dimensioni tra la roccia e la pianta.
-Prospettiva lontana: la roccia è molto piu' grande della pianta
-Prospettiva media: le due sono di dimensioni confrontabili
-Prospettiva vicina: la pianta è piu' grande della roccia.

Trascurando il caso in cui si vogliano riprodurre paesaggi o usare una lastra di roccia come sottovaso, i bonsai su roccia possono essere raggruppati in tre grosse famiglie.
A ) Un primo tipo di composizioni è quello che si ottiene piantando bonsai dello stesso tipo o di tipo differente su rocce di dimensioni notevoli ottenendo composizioni molto sorprendenti, ad esempio sono famose le composizioni su roccia del maestro Kimura


fonte:http://bonsaijapan.wordpress.com/

dove le piante vengono appoggiate a rocce di dimensioni notevoli atte a rappresentare montagne.
A questa gruppo appartengono varie tipolgie, dove la roccia puo' essere utilizzata come montagna (Yamagata) , isola (Shima-ishi) , scarpata di monte (Dengai-jeppeki-ishi) ,scarpata con cascata ( Taki-ishi) ,monticello roccioso (iwayama) , isolotto aspro e roccioso (ara-iso).

B ) Un secondo tipo è quello che si ottiene facendo aggrappare le radici della pianta su roccia ,questa famiglia viene in generale indicata con il termine ishizuke ma presenta al suo interno altre varianti come ad esempio la (insho-gata-ishi) dove la roccia ripete la forma del tronco e viene utilizzata come estensione della pianta oppure la (chusho-gata-ishi) dove la roccia è usata perchè possiede una forma interessante.


fonte:http://mareknet.eu

C ) Infine una terza composizione è quella che si ha generando una pianta che si adagia su una roccia, senza che le radici siano esposte.

I due tipi più noti sono senz'altro l'A e il B, ricordiamo che di solito il bonsai su roccia viene identificato dal termine "ishitsuke" mentre dobbiamo fare un distinguo per esattezza.
"Ishitsuke" indica il bonsai su roccia nel quale è evidente e visibile l'apparato radicale che avvinghia la roccia, mentre il bonsai che si trova su roccia senza che le radici siano visibili si indica con il termine "neagari-ishi"

COME SCEGLIERE LA ROCCIA
In generale la scelta della roccia non ha particolarità ,si dovranno però rispettare delle condizioni meccaniche ed estetiche.
Per quello che riguarda le condizioni estetiche sarà necessario selezionare delle rocce che siano particolari. In generale esse dovranno presentare 8 facce (fronte,retro,alto,basso, destra e sinistra) , ciascuna di essa dovrà avere il suo elemento d'interesse, ad esempio fenditure o incavi o sporgenze, da preferirsi le rocce non simmetriche e che quindi non appaiano scolpite; è altresì importante avere una roccia che consenta di essere maneggiata con facilità (ma questo problema come vedremo puo' essere aggirato) e ricordate che la forma della roccia deve rispettare lo stile pianta, se per esempio andrò a costruire uno spazzato dal vento su roccia, la roccia stessa dovrà indicare la presenza del vento.
E' bene ricordare che di solito rocce squadrate che ricordano paesaggi duri ed aspri sono di solito da abinare a conifere mentre per le caducifoglie sono preferibili rocce piu' "morbide"; inoltre e bene ricordare sempre di pensare al risaultato finale per abinare le piante con le rocce, infatti mettendo una pietra di colore arancio con un acero tridente potrebbe essere azzardato in quanto a risultato ultimato le radici potrebbero confondersi con la roccia stessa.
In generale come colore si dovranno evitare quelle troppo chiare, come ad esempio il bianco del marmo, preferendo invece rocce scure o grige esse potranno essere poco rugose o molto frastagliate; come vedremo questi elementi condizioneranno la "costruzione" della composizione, nel caso in cui dobbiate adattare la roccia tenete presente che è molto importante che il residuo della lavorazione non sia visibile, quindi è meglio operare con martello e scalpello che diano superfici non regolari piuttosto che usare un frullino che genererà ovviamente una superficie di taglio piana.
Per quello che riguarda le condizioni meccaniche dobbiamo tener presente la natura della roccia principalmente perchè essa deve risultare lavorabile un minimo con ad esempio scalpello e martello o piccozza.
In secondo luogo per favorire l'aderenza delle radici sulla roccia stessa essa dovrà essere frastagliata e ricca di anfratti (anche qui l'elemento verrà analizzato in seguito); infine considerato che la roccia andrà necessariamente ad essere bagnata sarà importante che essa sia stabile dal punto di vista idrico, cioè non vada incontro a dissolvimento (come le rocce calcaree) o ad eccessiva imbibizione da parte dell'acqua che potrebbe nei periodi freddi causarne la rottura (come nelle rocce a base di creta).
Oltre queste limitazioni andrà benissimo qualsiasi tipo di roccia, ad esempio nella mia zona (vulcanica) le rocce tipiche sono quelle a basaltiche o le tufacee, ma sono anche presenti rocce arenitiche in prossimità del mare e quelle argillose (ricche di creta), per cui andrò ad usare questi tipi per le composizioni....in generale però potranno essere usate anche rocce con inclusioni di quarzo o granitiche o ancora dolomitiche....insomma, le varianti sono molte...
La differenza tra queste rocce non risiede solo nel colore ma anche nel loro peso e la consistenza, se infatti la roccia basaltica è nera, liscia, dura, pesante e difficilmente lavorabile, la tufacea è invece frastagliata, leggera e facilissima da lavorare...a metà strada si situerà invece l'arenitica che è invece mediamente frastagliata, abbastanza leggera e comunque ancora lavorabile...da escludere invece l'uso di rocce argillose perchè sebbene siano stabili e insolubili in acqua esse sono costruite da strati di silicati d'alluminio che al minimo urto si separano in lastre piu' sottili.
Vedremo di seguito come provare la validità roccia dal punto di vista meccanico.


SCELTA DELLA PIANTA
Qui scendiamo in dettaglio sulla selezione della pianta.
In generale anche qui le piante da utilizzare potranno essere le piu' svariate, dalle conifere alle caducifoglie, stilisticamente per quello che riguarda la chioma si dovranno utilizzare i classici canoni bonsai.
Se si vorrà costruire una pianta con radici su roccia sarà però bene tener conto che saranno le radici a farla da padrone, è quindi importante utilizzare piante che abbiano tendenza a sviluppare bene l'apparato radicale, ad esempio il bagolaro (chiamato spaccasassi) o anche gli olmi, gli aceri o i ficus.
Insomma, qui davvero ci si puo' sbizzarrire.

COME PROCEDERE
Innanzi tutto è importante selezionare la roccia da utilizzare, basterà andare a spasso per trovare quello che fa al nostro scopo, vi consiglio di portare dell'acqua per pulire la roccia (io uso uno spruzzino) ,eventualmente una spazzolina e praticamente obbligatorio sarà portare con sè una palettina o ancor meglio una piccozza di piccole dimensioni (qui da noi la chiamiamo male e peggio).
Trovata la roccia che ci interessa (ricordate le regole stilistiche) raccoglietela e dategli una pulita per eliminare i residui di terra se vi risulteà interessante passate al prossimo passo: quella del test meccanico....sbattetela a terra o dategli una botta con la piccozza...se si rompe troppo facilmente non andrà bene, sarà altrettanto complicato se invece non si scalfirà minimamente.
Notate che spesso le rocce che si trovano non sono "pure" ma presentano inclusioni di varia natura, ad esempio è frequente trovare rocce con all'interno filoni di quarzo..tenete presente che colpendo una roccia di questo tipo proprio in corrispondenza del filone essa si separerà nel punto di interfaccia, lasciando una superficie perfettamente liscia...insomma, studiate la roccia e capite se puo' essere utile e portate via solo quelle effettivamente interessanti...è meglio averne solo 3 buone piuttosto che 30 inutili..
Di seguito due rocce che si trovano dalle mie parti:
Immagine



Una volta portata a casa passate a lavarla accuratamente con acqua per eliminare i residui di terra, poi personalmente opto per un bagno di alcune ore in candeggina, questo non solo riporterà la roccia al colore originario ma distruggerà qualsiasi microorganismo e mushio eventualmente presente.
Visto che la candeggina non è il massimo per le radici, di seguito a questo tengo la roccia immersa in acqua per almeno due giorni, cambiando di tanto in tanto l'acqua.
A questo punto la roccia dovrebbe essre pulita e pronta per il passo successivo.
Decidete ora che tipo di composizione volete adattando la pianta alla roccia e viceversa....dopo di che, una volta decisa la posizione della roccia passate alla pianta.

PREPARAZIONE DELLA PIANTA.
Il metodo classico prevede il mettere la pianta in una cassetta profonda e stretta ,questa dovrà essere in plastica oppure con piu' tavolette in legno.
Per far si che si producano radici lunghe ed imponenti da far avvinghiare alla roccia, ogni 3-4 settimane dobbiamo rimuovere un pezzo della parte superiore del vaso e il relativo terreno per far si che le radici tendano ad allungarsi verso il basso e ad ingrossare.
Il secondo metodo consiste nel posizionare direttamente la pianta su una roccia e aspettare che le radici si avvinghino, in questo caso ci vuole molta pazienza e dobbiamo procedere come sopra.
Il terzo metodo è quello di adattare le radici di una pianta preesistente e in questo caso si ha giovamento nell'uso di piante che tendono a fittonare, se dunque si ha intenzione di portare una piantina su roccia non è necessario ridurre o eliminare totalmente il fittone.
Insomma, chi piu' ne ha piu' ne metta.

SEQUENZA FOTOGRAFICA
A) Utilizzare una roccia per migliorare la composizione - tipologia C.
Il primo esempio è di come una roccia possa essere utilizzata come parte della composizione per nascondere un difetto della pianta.
La foto di seguito rappresenta il mio primo bonsai, comprato per l'anlaids nel 2006, la pianta è passata attraverso varie fasi finchè nel 2008 non ho deciso di ricostruirla totalmente, eliminando rami e apice e ricominciando il suo cammino.
Visto che essa ha sempre avuto quella S difettosa in basso e che sinceramente non me la sono mai sentita di margottarla ho optato per utilizzare una roccia come elemento di arricchimento della composizione, simulando un processo per cui la pianta tende ad adagiarsi alla roccia.

Immagine

Notate come la presenza della roccia non solo si adatta alla pianta ma ricostruisce la conicità della composizione in basso , in questo caso la roccia è di tipo basaltico, purtroppo, visto che è difficilmente lavorabile ho dovuto optare per un semplice appoggio. Il top sarebbe stato praticare due buchi, posizionare del filo di rame o meglio alluminio all'interno e far si che la pianta ricallasse sul filo in modo da costuire un blocco unico.
Notate come in questo caso il nero del basalto contrasti con il grigio chiaro della corteccia.

B)Utilizzare la roccia per un ishitsuke - tipologia B
Il primo esempio è una pianta di fico (ficus carica) nato da seme nel 2008 che ho deciso di impostare su roccia vista l'enorme quantità di radici trovate al rinvaso.
In questo caso le radici erano molto lunghe e capillarizzate, è bastato mettere la pianta su roccia , fermare le radici con della rafia (ho usato quella sintetica ma sarebbe meglio naturale) e rimettere la pianta in terra sotterrando la roccia per metà in modo di consentire l'ulteriore sviluppo radicale, durante la stagione procederò eliminando progressivamente la terra e liberando pian piano la roccia, i capillari che si scopriranno durante le fasi successive andranno incontro a disseccamento e verranno eliminati mediante spazzolatura una volta secchi.


La roccia usata in questo caso è di tipo misto arenico-siliceo , il suo colore marrone chiaro con vene bianche si adatta al al grigio chiaro della corteccia del fico.

Questo secondo esempio è invece rappresentativo di come per costruire un radicato su roccia si possano usare dei difetti della pianta.
Si passa innanzitutto a selezionare una roccia, in questo caso la roccia è di colore grigio chiaro (non evidente dalla foto) ed è del tipo che si trovano qui da me, sono rocce compatte, abbastanza dure, completamente inerti all'acqua e lavorabili.
Selezionata dunque la roccia si passa a studiarne l'eventuale posizione in vaso, una volta fatto ciò si appiattisce la base con lo scalpello.


Si prende la pianta (in questo caso carpino bianco) che come notate presenta un difetto radicale avendo radici su due soli lati, mettendo una pianta di questo tipo in vaso sarei dovuto ricorrere ad uno stile molto inclinato o ad una correzione radicale.

Si adagia la roccia come dovrebbe apparire inclinata e ci si posiziona sopra la pianta facendo attenzione a disporre le radici nella maniera piu' naturale possibile, notate che esse non scendono esattamente dritte ma seguono dei percorsi casuali.
In questo caso ho poi provveduto a fermare pianta e radici con del filo di rame molto sottile e senza stringere troppo, questo per lasciare alla pianta dei margini di crescita (il carpino radica molto) ma evitando comunque che si possa muovere
Immagine


Fatto cio' si mette la pianta in un contenitore, nel mio caso ho utilizzato un contenitore per rose alto e stretto riempito con una mescola di perlite e terra 70-30 in modo da far sviluppare molto l'apparato radicale e far ingrossare le radici.
Immagine

c)Utilizzare una roccia per farvi aderire una pianta - tipologia C
L'ultimo esempio è di come si possa utilizzare una roccia per costruire una pianta con il tronco aderente ad essa, ma radici comunque a terra....rimane di base la possibilità di fare come nel caso a, ma se si vuole realizzare qualcosa di piu' particolare c'è anche questo metodo.

Si seleziona una roccia e si decide ,dopo aver scelto il fronte, di come posizionare la pianta;
Il percorso da seguire si puo' simulare con un filo di rame


sfruttando gli incavi nel percorso si fissano con del bicomponente epossidico dei cappietti in rame che verranno inglobati dalla pianta, ricordate che l'epossidico sebbene asciughi in 5 minuti ha bisogno di almeno di 24-48 ore per la catalisi completa.


A questo punto si passa a prendere una pianta piccola (a meno che le curve non siano appena accennate - in questo caso essendo molto pesanti ho optato sempre per un carpinetto bianco di 8 mm di diametro che si piegasse in modo abbastanza facile.
Si procede così a legare la pianta con i cappietti in rame


Infine con il metodo classico si passa a mettere la pianta nel vaso, anche qui parecchia perlite per aiutare l'apparato radicale.


Questo terzo esempio rappresenta invece un carpino bianco adattato ad una roccia per nascondere l'evidente controconicità della base:
Immagine
In questo caso la roccia è di tipo granitico, notate la leggerissima sfumatura rossa e rosa che secondo me è stupenda.
In seguito a questa foto la roccia è stata legata saldamente alla pianta con della rafia per permettere alla pianta in crescita di riempire la separazione tra tronco e roccia.

d) Costruire un ishitsuki - tipologia A (foto di Luciano - Polisolfuro)
Questo tipo di composizione è molto piu' vicina a un penjin di quanto non sia un neagari-ishi, perchè in questo caso la roccia viene usata per rappresentare una parte di montagna sulla quale sono nate delle piante.
In questo caso la costruzione richiede un'altra tecnica.
Innanzi tutto si adatta la roccia sfruttando gli incavi presenti o in alternativa si creano con un dremel o ancora con martello e picchetto.
Dove si andrà a posizionare la pianta si fissa un filo in rame e si ribatte con un piombino da pesca per mantenere il tutto in posizione, la roccia che vedete nella foto è stata acquistata in un vivaio e usata a scopo ornamentale, aggiungo che è ovviamente una roccia lavica effusiva, e questo si nota sia dal colore nero che dalle numerose bolle causate dal gas contenuto nella lava.



Si adagia nell'incavo un pastone composto da 60% lapillo, 20% keto e 20% t.u. e ci si inserisce la pianta fissandola con il cavetto in rame precedentemente ancorato.



Si ricopre tutto con muschio che fungerà da ancorante in futuro per il terriccio ancorandolo con dei pezzetti di rame piegati ad U


Si attende ora che il muschio fissi il terriccio con le sue radici per ancorarlo alla pianta e alla roccia.
Ovviamente considerate che in questo caso l'utilizzo del keto favorisce non solo l'adesione del terreno alle radici e alla roccia ma anche aiuta a mantenere la giusta umidità del substrato che essendo piccolo in termini di volume tenderà velocemente a perdere liquidi, nel caso di bonsai di questo tipo o costruiti su lastre di roccia il drenaggio dell'acqua è l'ultimo problema.

Considerate che per costruire un bonsai su roccia di solito richiede piu' tempo che per fare uno classico ma personalmente ritengo che ne valga la pena, questo perchè a meno di avere una pianta già pronta bisogna necessariamente partire con qualcosa di abbastanza piccolo e aspettare che si ingrossino le radici.

Spero di aver fatto un piacere a pubblicare questo articolo...buona coltivazione e buon bonsai... Very Happy


Bibliografia:
Bonsai, Alberi in miniatura - Paul Leisnievicz
Bonsai - Peter Chan
Tecniche bonsai - John Yoshio Naka
Le pins en bonsai - Abe kurakichi
Rocas Paisajes - J. Carlos de la Concha Macias


Se qualcuno vuole fare commenti, osservazioni, suggerimenti ecc può benissimo farlo in questa discussione:
http://bonsai-italia.forumattivo.it/t121-costruire-un-bonsai-su-roccia-aggiornato-31-3-10
avatar
Tiger

Messaggi : 1645
Data d'iscrizione : 09.01.15
Età : 43
Località : Montevarchi (Ar) (m.s.m 200)

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum