Come innaffiare una pianta.

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Come innaffiare una pianta.

Messaggio Da scarboc il Ven Apr 08, 2016 9:58 am

Per chi non abbia ancora dimestichezza con questa procedura ecco una breve e spero esaustiva guidina.
Le piante in vaso dipendono esclusivamente da noi, è per questo che dobbiamo fornirle di tutto ciò di cui hanno bisogno; in primis l’acqua, fondamentale per la loro salute.
Però incappiamo spesso in errori, vuoi per il troppo zelo o per incuria, che le portano a soffrire; speriamo che queste righe  servano ad evitarli.
Detto ciò le domande più frequenti sono: quanto devo bagnare la mia piantina? Quanta acqua le devo dare?
Non esiste una risposta precisa: le piante si bagnano quando ne hanno bisogno, non c’è una regola universale per cui si debba bagnare il vaso ogni giorno, ogni due o ogni tre; ma soprattutto l’acqua non si deve somministrare con un bicchiere, un contagocce o con il nebulizzatore, si deve innaffiare abbondantemente con un innaffiatoio a fori piccoli, dall’alto.
L’acqua deve raggiungere ogni parte del pane di terra e uscire abbondantemente dai fori di sgrondo (che sono sempre indispensabili; se la pianta che comprate è stata messa in un vaso senza fori di sgrondo trasferitela subito in un altro vaso che li abbia) e non deve ristagnare, per cui togliete il sottovaso e fate scolare bene.
Se dopo una prima passata notate che, affondando un dito nel terriccio, questo risulta ancora secco, ripetete l’operazione facendo attenzione che tutta la terra si impregni bene.
L’innaffiatura per immersione è sconsigliata, non permette di eliminare i residui di concime e di allontanare eventuali sostanze tossiche. La pioggerellina dall’alto inoltre favorisce gli scambi gassosi.

Ma quando la pianta ha bisogno di essere innaffiata?
Normalmente nel caso di un terriccio molto drenante, cioè molto ricco di inerti (pomice, akadama, lapillo, sabbia quarzifera, ecc.) si bagna quando si vede che lo strato superficiale è secco. Per strato superficiale si intende 1-2 cm dalla superficie; affondando un dito si può capire lo stato del terriccio sottostante.
Nei casi di terriccio molto organico e compatto (ricco di torba, compost, terra da giardino) invece conviene aspettare qualche giorno in più; se lo strato superficiale è asciutto, affondando il dito spesso e volentieri sotto c’è ancora moltissima umidità




Come vedete in questo vaso di giacinti il terriccio superficiale risulta asciutto, ma scavando un po’ si vede chiaramente che sotto c’è ancora molta umidità. Trattandosi di bulbi molto carnosi che trattengono già di loro molta acqua nei tessuti, aspetterò ancora qualche giorno a bagnarli.
Importante ricordare che il pane di terra in realtà non dovrebbe mai arrivare ad essere completamente asciutto perché le radici andrebbero incontro ad uno stress idrico con conseguente “colpo di secco”, pericolosissimo e potenzialmente mortale; le radici non devono mai seccare.
D’altro canto non si deve nemmeno eccedere con l’acqua; in terricci asfittici (argillosi o torbosi) le radici hanno pochi scambi gassosi e la troppa acqua rischia di far sviluppare in maniera abnorme i miceti che normalmente vivono in simbiosi con le radici, provocando quello che normalmente si definisce “marciume radicale”.
E’ indispensabile trovare il giusto equilibrio per la salute della vostra pianta.
Esempio:

strato di pomice secco (pianta da innaffiare)



Strato di pomice bagnato (pianta appena innaffiata)



Strato di pomice un po’ secco e un po’ bagnato (pianta da non innaffiare).




Per quanto riguarda i terricci:

terra da giardino argillosa secca, controllare negli strati sottostanti se è da bagnare



terra da giardino argillosa bagnata, non bagnare



terra torbosa da sacchetto, acquistata in vivaio asciutta (da bagnare, gli strati sottostanti erano asciutti)



bagnata (aspettare che si asciughi lo strato superficiale prima di ribagnare)



Potrebbe essere un trucchetto utile "sentire" il peso del vaso prima di bagnarlo e appena dopo aver innaffiato la pianta, per rendersi conto della quantità d'acqua che il pane di terra assorbe ogni volta. E chiaramente stare attenti ai colori superficiali del substrato: quando lo vediamo molto chiaro è meglio controllare subito gli strati sottostanti.

E’ importante ricordare che le esigenze idriche di ogni pianta variano a seconda dell’essenza e del clima; e ovviamente nelle torride giornate di luglio si bagnerà con frequenza diversa rispetto a quelle fresche di  aprile.
Capita anche spesso che i terricci delle piante acquistate non siano ideali per l’assorbimento dell’acqua e che, in seguito alla disidratazione, si stacchino dalle pareti del vaso come in questo basilico



In questo caso durante l’innaffiatura l’acqua scorre sui lati del vaso senza bagnare la parte centrale, dandoci l’impressione di aver innaffiato bene perché l’acqua è sgrondata dai fori sul fondo del vaso: attenzione, perché terricci del genere, molto torbosi, rimangono impermeabili all’acqua e si deve passare più volte prima che il panetto di terra che contiene le radici si impregni completamente.
Questo tipo di terriccio oltretutto, una volta inumidito lo rimane per parecchio tempo: la torba si asciuga molto lentamente e passeranno giorni prima che dobbiate di nuovo ribagnare.
Da un lato può sembrare comoda, ma dall’altro si rischia una sovrabbondanza d’acqua che rischia di portare marciumi alle radici.
Al contrario i terricci drenanti ci permettono di commettere anche degli errori perché asciugando molto velocemente evitano che il nostro zelo provochi danni; questi ultimi sono fortemente consigliati per la coltivazione dei bonsai proprio anche in funzione dell’innaffiatura.

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